L'ORIGINE DEL BORGO SOTTO I CLAVESANA E GLI STATUTI

Esso, unico caso nell'ambito dei centri del Marchesato Carrettesco, è tuttora conservato nell'archivio storico del Comune di Zuccarello. Gli homines sparsi lungo la vallis Cohedani (così era denominata all'epoca la vallata del Neva nella zona di Zuccarello), già da tempo gestivano mulini, frantoi e filande sfruttando l'energia fornita dalle acque del Neva e dai vasti boschi circostanti ma la loro sicurezza era continuamente messa in pericolo dalle contese armate per il controllo della valle. A fornire la protezione delle truppe acquartierate nell'antico castello ai cui piedi venne fondato il nuovo insediamento, provvidero gli stessi Marchesi Clavesana, che garantirono anche l'istituzione di un mercato e il mantenimento delle consuetudini locali, recepite poi negli Statuti del 1281, tra i più antichi della Liguria occidentale, secondi solamente, per pochi anni, a quelli di Sanremo e a quelli di Apricale.
Gli abitanti della valle si impegnarono in cambio a fornire la manodopera necessaria per costruire il nuovo paese nell'arco di un solo anno e cioè tra il Natale del 1248 e il Natale del 1249, come era stabilito nei patti. Chi entro tale termine non avesse fissato la propria residenza a Zuccarello sarebbe stato bandito per sempre dal paese e multato di 60 soldi genovini se anziano, di 40 se mediano (maggiorenne) e di 20 se di minore età. La fondazione di Zuccarello può ritenersi un esempio in miniatura dell'attuale sistema di uno stato politicamente, economicamente e socialmente organizzato. Gli statuti prevedevano obblighi per ogni "fuoco" (nucleo familiare).Tra essi, pagare le tasse, rispettare i regolamenti che disciplinavano la tutela del Marchese, la regolamentazione dei rapporti fra le persone, la tutela della proprietà e la gestione delle risorse, ma anche obblighi per il Marchese, che doveva offrire tutela, rispetto e sicurezza agli abitanti del borgo fortificato. In tali contesti, Zuccarello era divenuto un centro di estrema importanza strategica, posizionato sulla via di comunicazione che collegava il mare con il nord Italia e con l'Europa, fatto che gli consentiva di imporre pedaggi alle persone e alle merci in transito. La moneta corrente, come riportato nell'atto di fondazione del borgo del 1248 e negli statuti comunali del 1281, era la moneta della Repubblica di Genova (soldo) che all'epoca era riconosciuta su tutti i mercati. Sovente la Repubblica di Genova, nei territori di sua influenza commerciale o politica, concedeva di battere moneta purché venisse rispettato il conio e venissero riportate su una facciata le sue insegne.


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